Spezzoni da un compleanno.
A un certo punto si alza dalla panchina e va a raccogliere dei fiori per portarmeli. Come fosse una cosa naturale. Lo fa sembrare perfettamente ovvio, quando a me sembra una cosa difficilissima. Lo penso mentre la guardo che si inginocchia e li raccoglie. Poi me li porta e uso l’elastico nero per tenerli insieme. Mi sembra di tenere insieme tante cose in un solo gesto. Che avrei pagato per averlo un momento così durante tutto quest’anno. Ma l’avrei caricato di un peso tale da rendermelo invivibile. Invece oggi. La mia testa controlla la situazione. Come se fosse nata per controllarla questa situazione. Niente di ciò che oggi Arianna ha fatto mi ha agitato farfalle nello stomaco o portato tuffi al cuore. Eppure ha fatto tutto ciò per cui ho penato per un anno. Quando mi abbraccia prima di andare via mi sento quasi triste per questo “sentire niente”, che finalmente però ho conquistato e che mi fa affrontare questa ragazza bionda per quel che è, con serenità, senza quel “ma io vorrei che fosse”.
Mi augura che io festeggi il mio compleanno in modo delizioso. Praticamente questa parola – delizioso – mi prostituisce la testa. Se non la usasse, Viola, avrebbe molto meno senso. Almeno mi legge si twitter, si direbbe. “In qualunque modo lo festeggerai, spero sarà delizioso: te lo meriti. Auguri, tanti.” Però sarebbe bello sbloccarla questa situazione. Scioglierla un po’, in questo nodo gigante che abbiamo creato. Più lei che io, per una volta.
“E tu come stai?”. Telefonata forzatissima di mia madrina. Che non mi chiamare se non sai cosa dobbiamo dirci. “Eh sì ora meglio, ma continuo a fare i controlli.” Mmm. Non ho idea di cosa stia parlando. Era una domanda generica. Pour parler.